Fitti figurativi
Costo che deve essere imputato a coloro che occupano l’abitazione di cui sono proprietari che equivale a quello che tali famiglie sosterrebbero affittando ai prezzi vigenti sul mercato immobiliare un’unità abitativa equivalente, in termini di caratteristiche, a quella in cui vivono. Quando si vogliono analizzare problematiche particolari, come gli studi sulla povertà e la distribuzione del reddito, il concetto viene esteso anche agli inquilini con affitti agevolati, inferiori ai prezzi di mercato, e alle famiglie in usufrutto o in uso gratuito. Al fine di rendere comparabili le stime delle risorse delle famiglie affittuarie e proprietarie è quindi necessario prendere in considerazione il flusso di servizi abitativi goduti. Questo equivale a ipotizzare che la famiglia stia producendo e, al contempo, consumando un flusso di servizi abitativi senza passare per il mercato, come se affittasse a se stessa l’abitazione. In termini operativi, il fitto figurativo è stimato tramite un modello econometrico utilizzando le caratteristiche dell’abitazione e gli affitti realmente pagati sul mercato immobiliare per abitazioni simili. Da questa stima, vengono detratti gli eventuali interessi pagati sul mutuo-casa. La parte di spesa per il mutuo destinata a rimborsare il capitale prestato, invece, non viene sottratta perché corrisponde ad una riduzione del debito, cioè ad un aumento del patrimonio della famiglia. Per analogia, agli inquilini che pagano un affitto agevolato viene imputata la differenza fra il prezzo di mercato e l’affitto pagato.
Fonte: Istat - Distribuzione del reddito e condizioni di vita in Italia, Glossario